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SCALA 1:18 di Marco Dalbosco Coreografia > Gloria Potrich Ballerine > Luanna Molinari, Cinzia Venturelli, Karen Pedrotti, Elisa Dossi, Gloria Potrich Assistenti > Silvia Bertoni, Carlotta Cocco Fotografia > Alessandra Lanfredi Tecnico > Giacomo Raffaelli Un progetto presentato da Susanna Bianchini
Martedì 14 dicembre 2010, ore 19.00 London Metropolitan University
Il 14 dicembre alcune allieve di danza del CDM – Centro Didattico MusicaTeatroDanza faranno il loro debutto sulla scena artistica londinese nella performance "Scala 1:18" di Marco Dalbosco. Insieme a Gloria Potrich - che insegna danza africana e contemporanea al CDM dal 1992 - Cinzia Venturelli, Karen Pedrotti, Elisa Dossi e Luanna Molinari si esibiranno presso la London Metropolitan University in uno spettacolo che ha già esordito in altri spazi, tra cui Manifesta7 - Parallel event (2008) e "26cc" Spazio per l'arte contemporanea di Roma (17 maggio 2010).
Scala 1:18 è "il racconto dell'alienazione dell'ambiente della fabbrica, dove l'essere umano diventa semplicemente parte di una catena di montaggio". Le cinque danzatrici si muovono seguendo delle traiettorie, si sfiorano e si intersecano tessendo una tela fatta di corpi. I passi seguono il ritmo assordante delle macchine da lavoro presenti nella vita reale dell'artista Marco Dalbosco, operaio in un'industria tessile per oltre venti anni.
Gloria Potrich ha tradotto coreograficamente questo progetto emotivamente stimolante ed in perfetta in sintonia con il suo personale percorso di ricerca artistica che passa attraverso le danze di espressione africana e contemporanea, la contact improvvisation, il teatrodanza e lo studio delle scienze motorie, sempre in simbiosi con la musica live (dalle percussioni al pianoforte, dalla voce alla musica campionata con pc elettronica/techno/dubstep/minimal....).
L'ORDITO E LA TRAMA Dietro l'intreccio di un tessuto si celano scampoli di storia della nostra società moderna: la Rivoluzione Industriale, iniziata proprio in Inghilterra a metà del XVIII secolo, coinvolse dapprima il settore tessile e spinse molte persone, uomini e donne, ad abbandonare le campagne e riversarsi nelle città, dove servirono nelle fabbriche e al ritmo sempre uguale delle macchine per lunghi, lunghissimi secoli. Marco Dalbosco, artista di origini Trentine, ha lavorato a lungo come operaio in una fabbrica tessile Italiana, assorbendone il significato, indagandone le dinamiche, dando pienamente ragione a Guy Debord e alla sua idea di società dello spettacolo: non tanto l'aspetto di spettacolarizzazione della produzione di cui si è tanto dibattuto, ma piuttosto l'alienazione dell'individuo, il suo sospendersi come essere unico pensante e l'inevitabile uniformarsi alla massa. La stessa sospensione, sempre seguendo le linee di Debord, è applicata alla definizione dell'arte: in un abile passaggio dall'eternità cristallizzata e conclusa in un'opera qualunque fino all'esperienza diretta dell'effimero, si fa strada il concetto di situazione, il cui flusso si esaurisce nello spazio di un'azione. La performance di Marco Dalbosco prevede un coinvolgimento totale, un'esperienza diretta da parte del pubblico e nessuna testimonianza del suo passaggio se non attraverso le tecniche di riproduzione odierne: in Scala 1:18, cinque ragazze vestite e pettinate uguali, si muovono secondo le traiettorie immaginarie di un ordito e una trama. Tessono il vuoto, lo spingono verso qualcosa di creativo, tentano di riscattare una meccanica alienante e forse per un istante ci riescono, ma non possono andare più in là del loro punto di partenza originario, non possono cambiare una traiettoria prestabilita, pena il fallimento della macchina messa in moto. Le attrici-danzatrici sono bloccate in una produzione senza fine imminente, espressione di un evento che sembra farsi metafora del nostro stesso pensiero: libero all'apparenza, ma alle volte, a nostra insaputa, è invece costruito e costretto. Susanna Bianchini
MARCO DALBOSCO vive e lavora a Londra. Attualmente si interessa al rapporto tra l'arte e le altre discipline, tra cui la religione e la comunicazione di massa. 2010: Scala 1:18, London Metropolitan University, Londra e 26cc Spazio per l'Arte Contemporanea, Roma; Meeting Ring, Performance, SybinQ Art Projects, Londra E1; Performance, Cesare Pietroiusti's Studio, Roma. 2009: 1h Art Project, Londra. 2008: Scala 1:18, Manifesta7, Parallel Event, Rovereto. 2008: Incerti arredi, Paolo Tonin Arte Contemporanea, Torino.
GLORIA POTRICH ha collaborato con diversi musicisti tra i quali Marcello De Angelis (Plaza de Funk) e Roberta Rigotto. Ha prodotto spettacoli di danza d'espressione africana e teatrodanza per bambini (premio Mangiafuoco 1996) spostando sempre più la sua attenzione agli aspetti contemporanei di contaminazione dell'arte e alla ricerca. Esempi di questa sua propension artistica sono le coreografie "Mai detto, mai scritto" per Via Pal – Il confine delle notti della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento (24 maggio 2002), "Reitera" per la rassegna 6X8 del Teatro S.Marco di Trento (11 marzo 2009) - selezionato per il concorso "Danz'è" al Festival OrienteOccidente 2008 - e "Maam" ovvero "Mama" per la rassegna Il corpo multi lingue (Trento, 24 aprile 2010).
SUSANNA BIANCHINI vive e lavora a Londra. Usando lo pseudonimo di sybin ha curato varie mostre e ideato SybinQ Art Projects, uno spazio senza sede prestabilita dedito alla promozione di progetti espositivi, soprattutto con artisti giovani, attraverso la commissione di nuove opere e la creazione di mostre inusuali, al di fuori dai parametri prestabiliti. |