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Esistono diversi approcci e modelli di musicoterapia. Il principale modello teorico a cui si fa riferimento è quello della "terapia della libera improvvisazione" sviluppato da Juliette Alvin, caposcuola della musicoterapia in Gran Bretagna, successivamente integrato da Leslie Bunt e suoi collaboratori. Secondo tale modello, la libera esplorazione sonora all'interno della relazione terapeutica permette di favorire l'attivazione delle risorse di ogni persona attraverso il coinvolgimento dei processi creativi dell'arte musicale. La musica diviene occasione di incontro e di scambio e si presenta come un gioco per vivere creativamente ed elaborare simbolicamente le esperienze e i vissuti. Gli obiettivi del percorso si definiscono individualmente sulla base dei bisogni e delle risorse di ognuno e non viene richiesta alcuna competenza musicale specifica per prendere parte a questo percorso. La mediazione non verbale che offre la musica permette anche a persone con disabilità, problemi psichici e comportamentali di partecipare senza difficoltà. Il percorso sarà articolato in incontri, preferibilmente con cadenza settimanale, in contesto individuale o di gruppo. |
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Nella musicoterapia il suono e la musica vengono impiegati in tutti i loro aspetti per favorire e sostenere l'espressione e la comunicazione, l'ascolto di sé e dell'altro. Le esperienze proposte sono volte a ricercare e valorizzare l'espressione autentica del proprio essere musicale, intesa quale fonte di benessere. La musica prodotta e ascoltata non intende quindi rispondere a criteri estetici e giudizi di valore, per quanto talvolta possano stupire la semplicità e bellezza di un suono e di un gesto laddove questi divengano testimonianza dell'identità e dello stile della persona che li ha creati.
